Il blocco israeliano infiamma la crisi di COVID-19 a Gaza: Rapporto

3 febbraio 2021 – Al Jazeera

Uno studio afferma che il perdurante blocco aereo, terrestre e marittimo imposto da Israele è ‘il fattore principale’ nel peggioramento della situazione umanitaria.

Un nuovo studio avverte che il devastante assedio israeliano contro la Striscia di Gaza che dura da 13 anni sta inasprendo la crisi da coronavirus nell’enclave palestinese, minacciando la vita dei suoi quasi due milioni di abitanti.

In un rapporto diffuso mercoledì un gruppo di ricercatori internazionali ha descritto “le minacce all’accesso alla sanità e ad altre risorse essenziali, come anche il prezzo economico che il virus ha imposto alle persone e alle loro famiglie”, come afferma un comunicato.

Lo studio si è incentrato sulla diffusione dell’informazione sanitaria relativa al COVID-19, sulle misure prese per ridurne la diffusione e sull’impatto economico della pandemia.

Mohammed al-Ruzzi, un ricercatore dell’università di Bath [in Gran Bretagna, ndtr.] e membro del gruppo di ricerca, ha detto a Al Jazeera che più di 70 persone di differenti località di Gaza hanno preso parte allo studio.

Mentre il rapporto indica che la consapevolezza dei rischi e la comprensione delle misure di salute pubblica tese a ridurre il numero dei contagi sono garantite, ha però rilevato che vi è stato spesso “un insufficiente supporto nel dare la possibilità alle persone di mettersi in isolamento.”

Il risultato è che molti considerano le misure di sanità pubblica “più difficili da accettare della malattia stessa”, afferma la dichiarazione.

Tali minacce sono state esacerbate dall’incessante blocco aereo, terrestre e marittimo imposto da Israele, descritto nel rapporto come “il principale fattore del peggioramento della situazione umanitaria…(che si manifesta) nell’inadeguatezza del sistema sanitario locale, dell’economia e delle comunità a far fronte alla situazione.”

“Il blocco israeliano ha devastato l’economia di Gaza e questo ha un forte impatto sulla possibilità della gente di rispettare le misure di isolamento, quando ciò significa perdere le proprie già scarse fonti di reddito”, dice la ricercatrice capo Caitlin Procter dell’Istituto Universitario Europeo di Firenze.

“Molti non si fanno curare per altri problemi di salute per paura di essere contagiati dal COVID e della grave perdita di reddito che comporterebbe se venisse loro diagnosticato [il COVID, ndtr.]. Per lo stesso motivo alcuni operatori sanitari sono restii a curare pazienti COVID e molte persone con sintomi non si sottopongono ai test.”

Oltre al perdurante blocco, anche l’alto tasso di disoccupazione, i tagli dei finanziamenti ONU e le divisioni politiche tra palestinesi sono fattori che contribuiscono alla condizione agonizzante dell’economia di Gaza

“Tutti questi fattori hanno inciso sulla situazione economica della popolazione. Lo scoppio della pandemia e le regole dello “stare in casa” pongono molti, compresi i lavoratori a giornata, nell’impossibilità di provvedere alle proprie famiglie”, dice al-Ruzzi.

Casi in aumento
Il sistema sanitario di Gaza è nel caos e i suoi abitanti martoriati dalla guerra sono particolarmente vulnerabili in quanto vivono sotto un blocco israeliano-egiziano dal 2007.

L’assedio aereo, terrestre e marittimo ha limitato l’ingresso di risorse essenziali come, tra gli altri, attrezzature mediche, materiali per la sanità e le costruzioni.

Le dure misure di distanziamento sociale e le procedure di quarantena si sono rivelate molto difficili da applicare, affermano i ricercatori.

Secondo le ultime stime dell’OMS del 31 gennaio, da quando sono iniziate le rilevazioni nel luglio 2020, a Gaza ci sono stati 51.312 casi confermati e 522 morti per COVID-19.

Con l’aumento del numero dei casi, le autorità sanitarie di Gaza hanno avvertito che non possono più condurre i test del coronavirus per mancanza di kit. Il mese scorso hanno auspicato un’azione urgente per procurare l’attrezzatura necessaria all’unico laboratorio dell’enclave in grado di analizzare i campioni dei test di coronavirus.

L’Agenzia ONU per i Rifugiati Palestinesi (UNRWA) ha ammonito che il sistema sanitario della Striscia di Gaza potrebbe collassare se il numero dei casi continuerà ad aumentare.

Israele ha ricevuto una crescente pressione mondiale, anche dall’ONU, perché aiuti i palestinesi che vivono sotto occupazione israeliana in Cisgiordania e Striscia di Gaza ad avere accesso ai vaccini.

Mentre molti Paesi in tutto il mondo hanno iniziato le campagne vaccinali – con Israele in prima linea nel mondo – i palestinesi di Gaza e della Cisgiordania occupata stanno ancora aspettando il proprio turno.

Fonti ufficiali hanno detto che questa settimana l’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) ha iniziato le vaccinazioni per il COVID in Cisgiordania, dopo aver ricevuto 2.000 dosi da Israele. I vaccini Moderna sono la prima tranche dei 5.000 promessi forniti da Israele per vaccinare gli operatori sanitari.

Ma a Gaza e in Cisgiordania ci sono più di 4 milioni e mezzo di palestinesi che non hanno accesso al vaccino.

Istituzioni internazionali e l’OMS condurranno campagne per rendere accessibile il vaccino ai palestinesi e sviluppare programmi per aumentare la capacità del settore sanitario a Gaza, dice al-Ruzzi.

“La pandemia ci mostra chiaramente quanto sia vulnerabile il sistema sanitario pubblico. Il lavoro dei soggetti locali e internazionali qui è cruciale”, dice.

(Traduzione dall’inglese di Cristiana Cavagna)

Dal sito: Zeitun

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